Certo suona un po' strano, dopo aver ripetuto per tanti anni «Ciao ragazzi, benvenuti all'Istituto dei Ciechi!», aprire l'incontro dicendo: «Mi vedete e mi sentite bene? Grazie per avermi ospitata nella vostra scuola (o nelle vostre case se i ragazzi sono in dad)».

Sì, è proprio così: anche se virtualmente, durante i laboratori DialogoNet con gli studenti mi sento davvero accolta come un'ospite attesa con entusiasmo e tanta curiosità.

Elisabetta con cuffie e microfonoUna delle curiosità più forti è capire come, pur essendo non vedente, riesca a gestire in autonomia il computer che sto utilizzando per il collegamento.

Ascoltare in tempo reale la sintesi vocale del pc o dello smartphone, o la lettura di un testo scritto in Braille, suscita grande stupore: «Ma come fai a capire cosa dice quella voce che parla così veloce? E come fai a leggere in modo così fluido usando le mani?»

Queste domande mi offrono lo spunto per spiegare che, grazie al continuo allenamento, gli altri sensi si affinano compensando la mancanza della vista in un modo che, per chi non vive in prima persona questa condizione, è difficile da immaginare.

Qualche attività interattiva li aiuta a comprendere come, per chi vede, la poca abitudine impedisca un uso pienamente efficace degli altri sensi, che in realtà sono sempre a disposizione di tutti ma spesso poco sfruttati.

Attraverso il confronto diretto e spontaneo con la guida, gli studenti scoprono che ciechi e ipovedenti in fondo non sono poi così diversi da loro: a volte cambiano le strategie e gli strumenti per affrontare i compiti della vita quotidiana, ma i risultati, le passioni e le soddisfazioni sono gli stessi, anzi queste ultime a volte sono ancora più grandi perché, si sa, le conquiste più sudate sono quelle che appagano maggiormente.

E, sempre attraverso il dialogo, scoprono che la strategia vincente per approcciarsi alla disabilità, e più in generale alla diversità, è sempre quella della spontaneità, dell'apertura all'altro senza pregiudizi, del rispetto reciproco delle esigenze altrui.

A proposito di dialogo: per tutti, ma soprattutto per chi non vede, la gestione di un evento online crea sicuramente qualche difficoltà. Mancano quei riscontri uditivi che, dal vivo, ci permettono di capire il livello di attenzione e interesse di chi ci sta ascoltando: uno sbadiglio soffocato, i bisbigli tra compagni, qualche esclamazione di meraviglia, ma anche quel silenzio carico di attesa e stupore che accompagna le dimostrazioni pratiche... Tutti elementi di cui sento la mancanza quando parlo davanti ad uno schermo, mentre i miei interlocutori, se stanno seguendo da casa, tengono giustamente i microfoni spenti per evitare che i rumori di sottofondo possano creare disturbo. Ecco perché ogni tanto mi interrompo per fare qualche domanda o semplicemente per chiedere: «Ci siete?» Ed ecco che le loro voci, pronte e decise, mi incoraggiano a proseguire. Anche questo è dialogo!

Diversa è la sensazione quando mi collego con le classi che fanno lezione in presenza: qui sento chiaramente il vociare vivace prima del mio intervento, la prof Che richiama all’ordine, la campanella che scandisce il cambio dell’ora… E’ come se fossi realmente con loro a scuola, tanto da percepirne l'atmosfera.

Spesso accade che l'eccezionalità di una situazione si trasformi in occasione per crescere e allargare gli orizzonti. Così l'impossibilità di accogliere fisicamente gli studenti presso la mostra ci ha spronati a cercare un modo per andare noi da loro e continuare così il dialogo.

Questa nuova forma di incontro sta rivelando un valore e un'efficacia inaspettati. Per questo siamo convinti che DialogoNet proseguirà anche quando, speriamo presto, potremo riprendere le attività in presenza, rappresentando una possibile risposta alle difficoltà di qualche scuola che, per lontananza o per problemi organizzativi di qualsiasi natura, non può raggiungerci ma non vuole rinunciare ad un’esperienza educativa così significativa per i propri studenti; ma soprattutto crediamo che DialogoNet sia una valida opportunità per preparare o completare la visita al percorso: penso alla possibilità di rispondere in modo esaustivo alle molte domande dei ragazzi o di mostrare loro concretamente il funzionamento degli ausili, incompatibile con i tempi e le modalità di svolgimento del tour classico, durante il quale l'attenzione è giustamente concentrata sull'esplorazione degli ambienti con tutti i sensi esclusa la vista.

Alla fine del laboratorio online è sempre un dispiacere chiudere la connessione, ma spesso il dialogo continua sui social, dove le classi condividono l'esperienza vissuta attraverso post, video e articoli che dimostrano l'impegno e l'interesse con cui hanno partecipato, accettando la sfida di un dialogo che, in un certo senso, è comunque al buio, perché apre alla scoperta di qualcosa di nuovo.

Elisabetta Corradin

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