di Maria Esther Nakano - #leguidesiraccontano

Tennista non vedenteQualcuno di voi gioca a tennis? Avete mai provato? Sicuramente sapete che si gioca con una racchetta in mano, palline che rimbalzano, campo rettangolare con una rete in mezzo. Provate adesso ad immaginare di doverlo fare con una benda sugli occhi, riuscireste a colpire una pallina? E ad indirizzarla al campo avversario?

Mi è capitato molte volte di parlare di Tennis per ciechi ai visitatori di Dialogo nel Buio dove faccio la guida. La prima reazione è di stupore, di incredulità: “Nooo...impossibile!”, e poi subentra la curiosità: “Ma, come fate?”, “Dove giocate?” e capiscono che certe barriere non sono così insuperabili.

Facciamo un po' di storia. Tanti anni fa un giapponese (ti pareva!) cieco, stanco di restare seduto a bordocampo mentre i suoi fratelli si divertivano a palleggiare, ha ben pensato di fabbricare delle palline sonore e attaccare una corda sopra le linee del campo, quindi non più vedere la palla ma ascoltarla e non più vedere le linee ma sentirle, così è nato il Blind Tennis, oggi giocato in tutti i continenti.

Ritengo il Tennis per ciechi uno sport “imparziale”. Ci sono categorie diverse, il cieco totale (B1) e gli ipovedenti divisi secondo il residuo visivo (B2-B3-B4), questo ci permette di confrontarci ad armi pari, non toglie comunque che ci siano discussioni su chi vede di più o di meno dentro la stessa categoria di ipovedente...tutte le scuse sono valide davanti ad una sconfitta!
La soddisfazione che prova un non vedente quando riesce a colpire le prime palline è impagabile! Condivido questa emozione insegnando Tennis per ciechi a chi senza aver mai “visto” una racchetta prima, dopo solo due anni, è in grado di fare servizi, palleggiare e giocare vere partite! Per me il percorso è stato diverso, io sono ipovedente e oltretutto in passato ho giocato il tennis normale, ma...qual è il tennis “normale”?

Allenando giocatori che non si arrabbiano nemmeno quando urlo in continuazione: “Corri!”, “Picchia più forte!” o la mia perla di saggezza: “Non hai visto che era corta?!”, ho scoperto che questo Tennis per ciechi è molto di più delle due ore in campo, che oltre al gioco c'è la voglia di condividere un'esperienza dove la spontaneità riesce a trasformare ogni parola in quella giusta, e la sincerità provoca più risate che litigi. Non è tutto perfetto ma ci stiamo allenando anche in questo!

P.S: se qualcuno di voi vede un cieco con bastone bianco in mano e zaino alle spalle da dove spunta una racchetta da tennis, non abbiate dubbi, è un tennista!

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