Lo staff di Dialogo nel Buio di Milano sta lavorando per la riapertura della mostra.

Nel frattempo vi allietiamo con alcuni aneddoti, storie di vita quotidiana realmente accadute a noi guide, che vi faranno sorridere e magari, perché no, vi aiuteranno a vedere alcune cose da una prospettiva diversa.

#Vistrappiamounsorriso perché crediamo che l’umorismo e l’ironia sono due ingredienti essenziali per dare leggerezza alle nostre giornate.

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Ecco il racconto

Sembra che lo stiamo portando in galera

Illustrazione: persona cieca arrestata da un poliziotto

Ricordo che nello spingermi a partecipare come guida a Dialogo nel buio ha avuto un ruolo importante l'idea di vivere una sorta di realtà capovolta, nella quale persone non vedenti avrebbero guidato persone vedenti, e non viceversa, come di solito accade. Questa motivazione è poi passata in secondo piano, soppiantata dal grande valore appunto del Dialogo, del comunicare, del condividere...

Ma all'inizio è stata davvero una molla importante. Questo non significa che quando mi muovo nella mia città o a Milano abbia sempre qualcuno che mi guidi; anzi, considero irrinunciabile saper fare da solo i percorsi abituali, sapendo bene che trovare o no un aiuto è qualcosa di molto aleatorio: ci sono giorni in cui capita di non fare un passo da soli, ed altri in cui sembra che il mondo intero guardi altrove...

In ogni caso la presenza di una persona al mio fianco è sempre gradita: significa doverci mettere meno impegno e meno concentrazione, e magari anche scambiare due chiacchiere, che non fa mai male.

Un aiuto è sempre una benedizione; ma talvolta comporta anche qualche inconveniente. Guardare per due non è così scontato: ricordo un collega dell'azienda in cui lavoravo che era bravissimo nel farmi sfiorare pali, dato che dimenticava di considerare lo spazio che sul marciapiede occupavamo in due; e ricordo una gentilissima signora che spesso mi dava una mano in stazione, ma che una volta, salendo sul treno, mi indirizzò proprio contro il palo che era al centro della larghissima porta. Già, le stazioni ferroviarie, luoghi spesso vasti e pieni di confusione. Ora in quelle principali c'è un ottimo servizio di assistenza per le persone disabili; ma alcuni anni fa bisognava arrangiarsi, chiedere una mano a qualcuno se la situazione era particolarmente critica.

Talvolta ad aiutare erano gli agenti della polizia ferroviaria. Una volta, alla stazione di Firenze, provvidero in due ad accompagnarmi al treno che dovevo prendere: mi presero sottobraccio, uno a destra ed uno a sinistra, finché uno dei due mi lasciò dicendo: "E' meglio che mi stacco, altrimenti sembra che lo stiamo portando in galera"... Piccoli episodi che ricordo con un sorriso, mentre ricordo con gratitudine tante persone che hanno fatto un tratto di strada con me, e che talvolta hanno anche allungato il loro percorso per pura solidarietà, senza che io avessi chiesto loro di farlo.

Ivano

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