Pensiero del giorno

È una emozione indescrivibile, particolare e strana. Sono senza parole perché mi rendo conto sempre di più quanto il mondo sia difficile e penoso in tutto e per tutto. Grazie, Tiziana.

Riflettere sul Grande Buio in 40 scurissimi minuti

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di Gaia Piccardi

Corriere della Sera

data 14-01-2010

 

Lasciate occhiali, orologi con il quadrante luminoso e qualsiasi punto di riferimento cui siete abituati ad aggrapparvi (senza nemmeno accorgervene) nella vita di tutti i giorni, voi ch'entrate.

All'Istituto dei Ciechi di Via Vivaio 7, una volta al mese fino a giugno (23 febbraio, 23 marzo, 27 aprile, 25 maggio e 8 giugno, due spettacoli, alle 20 e alle 21.15, 20 euro con prenotazione obbligatoria) si recita a soggetto. E al buio.

A guidarti in platea è la mano salda e gentile di un non vedente. Sala, palco, attori, tutto è avvolto dalla più fitta oscurità. «Nel numero dei +», scritto, diretto e interpretato da Gianfeiice Facchetti con la collaborazione di Pietro De Pascalis, Fortunata Mastrangelo e Gipo Gurrado, è uno spettacolo speciale perché speciale è la condizione nella quale mette gli spettatori per quaranta (velocissimi, al buio passano in un lampo...) minuti di esperimento extrasensoriale, la vista spenta e tutti gli altri sensi accesi in un tentativo di compensazione assoluta, mentre le voci degli attori si muovono nella stanza, ora vicinissime, ora lontane, declinando sulle note dell'ironia il difficile tema della morte. «Basta fare un giro su internet — spiega Facchetti, straordinaria somiglianza con il padre, l'indimenticato terzino dell'Inter di Herrera — per rendersi conto di come la morte sia diventata un'occasione di spettacolo, soprattutto quando si tratta di vendere: funerali in stile Disneyland, gadget a tema, calendari sexy in cui le donne posano sulle bare come fossero auto sportive...».

Da questi spunti parte il dialogo brillante tra Vivenzio (Facchetti jr) e Camino (De Pascalis), tra riflessioni profonde, battute leggere, schitarrate soavi, colpi di pistola, nitriti di cavalli immaginari, una sarabanda di input sensoriali che toccano l'intelligenza e il cuore perché è solo con questi due preziosi strumenti, in assenza della benedizione della vista, che la platea è chiamata a decodificare una situazione decisamente non comune.

Se ci si fida (e conviene sperimentare la sensazione), il buio diventa ovattato, non spaventoso. L'atmosfera calda, non estraniante. Il vicino un compagno di viaggio, non più un estraneo. Il respiro, proprio e dei protagonisti, un sottofondo di cui non perdere mai coscienza, totalmente concentrati come si è sui suoni e sulle vibrazioni, sulla voce soffice di Vivenzio e sui verbi all'infinito di Camino, che parla una lingua fuori dal tempo come questa esperienza intensa come la recitazione che la sostiene. Un Dialogo nel Buio (all'Istituto ci sono anche il percorso e le cene) a cui partecipare per fare un'escursione guidata nell'oscurità. Apprezzando infinitamente che sia a tempo.

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